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Parco e sito UNESCO CollinaPo e i popolamenti del cinghiale: un bilancio positivo del proprio operato.

Ambientalisti ed agricoltori d'accordo sulla necessità di un nuovo intervento di scala regionale e sul lavoro condotto dal Parco.

(Moncalieri, 05 Mag 17) Lo scorso 27 aprile si è svolto presso la sede del Parco alle Vallere una riunione indetta dal Presidente Valter Giuliano con le principali organizzazioni agricole ed ambientaliste del territorio per un aggiornamento sul tema della gestione della popolazione del cinghiale. Erano presenti i direttori delle tre organizzazioni agricole Coldiretti, Confagricoltura e CIA e Pro Natura Torino e LAC.

L'incontro è stato organizzato per avere un confronto con le organizzazioni di categoria in seguito ai messaggi di allarme segnalati da alcuni cittadini e che hanno dato luogo ad incontri anche presso l'Assessorato Regionale del Piemonte all'Agricoltura, nonché all'interessamento del Prefetto di Torino che ha indetto una riunione sul tema che si terrà il prossimo 18 maggio. Un confronto che ha avuto l'obiettivo di conoscere innanzi tutto il pensiero di queste organizzazioni sull'operato del parco. (Sul tema vedasi le nostre comunicazioni già pubblicate nella nostra rubrica delle notizie)

Durante l'incontro unanimemente è stato convenuto che le azioni che il parco sta conducendo, tenuto anche conto della esigua disponibilità di personale, sono effettuate con il massimo impegno e con le metodologie più indicate, e nel rispetto delle normative vigenti. Nulla quindi è osservabile rispetto all'opera dell'ente  parco che da questo punto di vista ha visto quindi confermata l'intesa con il Parco sia con le organizzazioni agricole che con quelle ambientaliste.

Altro insieme di considerazioni sono invece state svolte e condivise a partire dalla considerazione generale che è stata avanzata dalla LAC e da PRO NATURA durante l'incontro. Infatti in questa difficile gestione appare evidente che l'unica categoria che trae beneficio e che ha interesse nel mantenimento di popolazioni dell'ungulato è quella dei cacciatori. E su tale aspetto hanno convenuto sia gli ambientalisti che le organizzazioni agricole che hanno sottolineato come spesso le proprie posizioni trovino molti punti di contatto anche nelle sedi di confronto all'interno delle ATC nelle quali siedono i loro rispettivi rappresentanti.

Si è convenuto sul fatto che la problematica è estesa e con ricadute di varia natura su tutto il territorio regionale, e costituisce un problema anche di carattere nazionale, come dimostrano le dichiarazioni dei rappresentanti nazionali delle organizzazioni agricole che hanno provocatoriamente proposto recentemente l'intervento dell'esercito.

Le valutazioni in ordine a quanto ed a cosa si debba fare per poter tenere sotto controllo il problema si sono quindi spostate su un diverso piano, che non riguarda più la capacità di intervento, per altro su un territorio limitato, degli enti gestori delle aree protette, ma sulla capacità di intervento degli altri istituti venatori e sul ruolo legislativo e gestionale dell'Amministrazione regionale.

In merito sono state richiamate alcune questioni, tra le quali rivestono un particolare interesse le seguenti e afferiscono tutte a linee guida, ovvero a disposizioni, che la Regione Piemonte dovrebbe applicare, e non tanto gli enti strumentali come i parchi, essendo misure che permettono di affrontare il problema a scala complessiva, stante che la gestione deve essere migliorata sull'intero territorio regionale e non solo nelle aree protette. Anche lungo il Po, infatti, come abbiamo testimoniato in altre nostre news, il problema di pone ovunque, non solo dove sono presenti le riserve naturali in gestione all'ente parco.

Un primo tema riguarda l'allevamento e il trasporto di esemplari di cinghiali, che a parere dei partecipanti dell'incontro e della LAC in particolare, dovrebbe essere vietata quanto meno tramite una moratoria temporale, per abbattere la gestione di un settore che contribuisce ad una situazione dove il rischio di diffusione delle popolazione già eccessivamente elevata resta molto forte.

Un secondo fattore ha a che fare con la natura delle rappresentanze dei componenti di gestione delle ATC dove gli interessi del mondo venatorio sono ad oggi rappresentati con una maggioranza decisamente elevata, anche a fronte delle modificazioni apportate dalle recenti modifiche legislative, peraltro in pregiudicato a causa dei ricorsi TAR pendenti. Su questo una reale distribuzione equilibrata degli interessi in gioco favorirebbe l'assunzione di misure gestionali più efficaci e ispirate ad una gestione faunistica del tema e non solo di stampo venatorio.

Un terzo elemento sta nella qualità della gestione svolta in particolare nelle ATC: la mentalità e lo stile degli interventi eseguiti non corrisponde infatti il più delle volte, a quanto è dato sapere, a prelievi eseguiti con rapporti tra i due sessi a favore di quello femminile nonché sulle classi dei giovani, favorendo la crescita di popolazioni ad elevata densità invece di garantirne un contenimento. In queso senso si richiamano anche le stesse finalità degli istituti delle ATC che hanno il compito di gestione della fauna con rispetto degli equilibri ecolgici in senso generale e non solo a scopo venatorio.

Questo terzo elemento dovrebbe essere considerato come fattore di indirizzo, che di nuovo spetta all'amministrazione regionale fornire alle ATC, proprio per fare fronte con le adeguate metodologie di selezione al grave problema della crescita di questa fauna.

Un quarto aspetto è relativo all'utilizzo dei cani come strumento di intervento che determina un forte disturbo alle stesse popolazioni del cinghiale favorendo la loro dispersione elevata e di qui l'estendersi dei danni. Un utilizzo molto più contenuto del cane o anche la sua completa sostituzione con la cerca con il faro genererebbe molto meno il comportamento di dispersione e quindi anche una maggiore incidenza dei danni. Ma anche qui ci si scontra con abitudini e culture venatorie che non aiutano a gestire nel modo corretto un problema di grandi dimensioni.  

Infine è non ultimo consideriamo anche che i problemi legati alla crescita della densità della fauna, sono aspetti dell'aumento di una componente naturale dei nostri territori che dovrebbe essere vista, complessivamente, come un elemento positivo, e con il quale trovare forme di convivenza, invece di assumere atteggiamenti di carattere solo negativo. Come Ente Parco abbiamo anche notato nel corso dell'incontro che lo stesso aumento di altra fauna di ungulati, come dei Caprioli, è stata vista come un ulteriore fattore di "disturbo" . Forse in un rapporto più sano tra uomo e biosfera dovrebbero trovare anche posto atteggiamenti più aperti al coabitare con i selvatici, fermo restando l'impegno che in primis l'ente parco svolge, laddove il controllo faunistico risponde a criteri di ricerca dell'equilibrio tra le attività dell'agricoltura e i popolamenti degli animali selvatici.

    

 
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